I love Neda

(poesia contro la distrazione di massa)

 

 

Tutto è stato detto, e tutto deve essere fatto.

E così sarà finché Neda muore.

Quanto tempo passerà ancora,

quante volte ancora Neda dovrà morire così,

ancora stupidamente.

 

Oh, Neda, in questo preciso momento, che

sono le 4,52 ora di Roma, fuori albeggia:

gli usignoli cantano, e libera nell'aria

il gelsomino il suo profumo.

 

Tu dove sei, Neda, cosa hai mangiato oggi?

dove hai dormito, cosa ti ha detto tua madre

per rassicurarti, se è ancora viva,

se non è stata violentata o massacrata

nell'anima e nel corpo da qualcuno

che non sa, e non saprà forse mai che

poteva avere un' alternativa migliore.

 

Neda, amore mio, bambina mia, figlia mia,

cosa posso fare per te, adesso, domani

e il giorno dopo.

Non credo che basterà scrivere una poesia.

Potrei fare una denuncia:

potrei rivolgermi ad una suprema e immaginaria

corte e dire il nome di chi ti ha uccisa.

Questa è l'unica cosa che posso fare per te

posso solo dirti: "io lo conosco"

ma non so quanto possa consolarti.

 

Stai con me Neda, resta ancora nei miei occhi

i prossimi giorni, e nella mia memoria.

Non lasciare che la distrazione mi porti via.

Solo allora, solo quando io smetterò di distrarmi

tu potrai smettere di morire.

E potrai perdonare, perdonarci.

 

Aniccia





Com’ è lontana la nostalgia, un volo di rondini.
Uno spazio vuoto tra una piccola brezza
E il profumo della primavera.
Com’ è lontana la primavera e quanti volti
sospesi, quanti sorrisi.
Non ho abbastanza mani per abbracciarvi
solo una piccola stretta nel cuore
Poi tutto s’allontana, un soffio di vento
che mi lascia nudo e solo.

Ma sei ancora tu che mi manchi,
infinito e vuoto come la mia anima.

Ci sono tre gradini che portano a te





Ci sono tre gradini che portano a te
e si apre là un sentiero.
A volte il vuoto è così vuoto
che nessuna parola può nominarlo.
E possiamo allora versare tutte le nostre lacrime
ma non lasceremo che il dolore ci porti via
non permetteremo a nessuna illusione di distrarci.

Resteremo qui, in attesa di una parola semplice.
In attesa che le nostre orecchie si aprano
abbastanza per poterla udire.
LIA LOTTI
Ti lascio




Ti lascio tutte le molte dolci e
fluenti parole che furono belle, ti lascio
i punti a maglia, le intricate giostre
delle email, e tu che gemi su di me
alcuni canti sconosciuti, ti lascio
il luogo dove io sono in attesa e in
assenza, meravigliata
che ancora tu sia lì, così distante
e dentro. Ti lascio tutta questa
stagione dei giochi e alcune
musiche, le caviglie sottili, le mani
piccole che accarezzano senza tocco,
ti lascio una camelia rosa screziata
che rifiorisce solo mia, nella mia
libertà, nel mio me che ritorna d’
inverno in un respiro pieno.


.

ALIDA AIRAGHI

Il lago




Non sono onde. Ne avrebbero forse

l'intenzione; increspature leggere,

rughe dell'acqua, e basta.

Non sarà mai tempesta,

questo lago, scarso coraggio

di farsi mare: se accoglie un fiume,

lo placa, lo annulla in una quiete

casta. E così niente corse né fughe

di pesci, ma vaghi girotondi,

guizzi di piume d'anatra in festa.

Bisogna avere paura di chi non sa osare:

laghi colline periferie.

Acque chete e profonde celano

malefici, stregonerie.

.

PAOLO POLVANI

La sciarpa norvegese




Si sta abbastanza caldi nel mio cuore ?

Sono qui, da solo, con la muta nostalgia
dei tuoi occhi, col fruscio lento
di un ruscelletto di parole

e le piccole gonne
crescono ? e il vento ?
fa una bella figura tra le lunghe
gambe il vento ?


Io sono qui, che bruco
dalle tue letterine bionde, seguito a ruminare
la fresca erba della scrittura

bevo barbagli, lucori, fantasmatiche albe
e indizi tenui e quanta luce filtra
dagli spiragli delle parole

e le fragoline ? le intride un' alba
mentre lontano stride, cigola un trattore
e l'ombelico, e il miele ?

Stringiti la sciarpa norvegese e ascolta
il blu del nostro cielo





Fatti sentire




Te ne sei andata senza spiccioli, senza

passaporto, ti lasceranno entrare ?  Aprile

ti prenderà in consegna ?

allora tornerai ?  il sorriso e il pianto

bussano alla tua porta ma tu non vai ad aprire.

 

 

Altri traguardi premono. Te ne vai con i segni

di una lotta di radici e d’aria, di terra

e di pura necessità.  Non ci domandiamo nemmeno

chi siano gli sconfitti.  E gli orecchini ?

e adesso le tue bambole ?  le fotografie ?

 

 

Sei semplicemente salita sul convoglio della morte.

Ora aspettiamo la pioggia e il tuo ritorno.

Ma tu non tornerai.  Il traffico

non ti riguarda più, il sole

non picchierà alla tua finestra.

Hai orizzonti indecifrabili per noi.

 

 

Di tangibile c’è  tutto il nostro disappunto.

Non vuoi preparare la lezione, non vuoi

mettere la torta in forno, o aprire il frigorifero.

Né guardare il mare.

Anche l’amore ti risulta estraneo.

 

 

Il cielo assedia la tua nuova casa

e non smetteremo di pensarti.

 

Ma tu fatti sentire.



da "Parigi e le altre" 1991






Personaggi ed interpreti

La donna amata
Margherita
I tre orfanelli
Orfeo
Il principe
Un certo numero di animaletti
Un vaso traboccante di lacrime
Altre lacrime
L’amante segreta di Orfeo
Un altro Orfeo
La notte
I giullari
Altre scomparse







* * *

Tutto questo senza parlare, senza gesti sconnessi
delle membra, senza emettere suoni, senza affollamenti,
senza promesse da appendere tra il fogliame
senza misure.

Noi non andremo al cinema in autunno (il dolce autunno),
bucheremo una gomma un giorno e resteremo impantanati
laggiù, a maledire l’ora e i santi.
Vedi quante formiche ci sono?
Facciamo tutte le prove, con calma:

Un vestito nuovo, le scarpe, l’asciugacapelli l’anellino,
la camicia da notte ; tutto pronto, tutto prenotato.
Senza dita tra i capelli, senza mani, senza palmi,
senza pelle, senza labbra....., senza labbra.






* * *

Da tre giorni ormai vivo ad umore costante.
Vista in tram di sfuggita,
non so cos’altro avrei potuto fare.
Non mi piace il mare
e il suo ondeggiare.
Poi di nuovo sul tuo
cavallo, e il posto
dove ci fermammo un giorno.
Già ti penso morbosamente e non so
cosa mettermi.






* * *

Che luna folle in cielo
questa notte
voglio scrivere la prossima poesia.






* * *

Salgo verso sera sulle colline con la
mia moto e già arrivato spengo anche
il motore se spaventa grilli e cavallette
in mezzo all’erba.
Lassù si vedo: anche i corvi
che girano in agguato sul grano, ma non è
maturo e ancora le sue foglie hanno tempo
per accarezzarsi.
Il verde dei pini è il più strano,
e i fagiani s’affogano dentro la macchia
dove le tortore s’innamorano piano.






* * *

Ed eccola lei di nuovo che mi parla di Parigi passando
per la Spagna deliziosa col suo accento caldo meridionale.
Come se il passato e la realtà coincidessero per un istante.

Per te osservo quieto in questo maggio inoltrato alcuni
misteri che emergono dalla vita.
Il dolce miele naviga gli occhi, vedo alberi estivi in penombra
e mescolate lacrime mi prendono il cuore, vorrebbero cullarlo.

Ho dormito così poco questa notte attendendo
che l'aria ferma notturna rinfrescasse.
Verrai? Oggi verrai e mi dirai tra le belle
labbra socchiuse chi siamo noi: che noi siamo
la rigogliosa foglia che sempre rinasce.






* * *

Nevica suI tergicristallo.
(la neve è come la volevamo noi
come l’abbiamo sempre sognata)

Fumo allora questa sigaretta
tranquillamente.
Tranquillamente, rivedo il passaggio dei pini.

Aspetto, riapro la porta e la parentesi.